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REGNO UNITO, LA META DEI SOGNATORI

 

 

Di Rema Naeem Mohammad

 

Il Regno Unito è una meta molto ambita da giovani provenienti da ogni angolo del globo. I motivi di questo successo? Il paese britannico, che comprende Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord,  è una potenza dal punto di vista economico nonché culturale. Con un indice di disoccupazione relativamente basso, opportunità lavorative in diversi settori e una popolazione multiculturale, i lavoratori stranieri possono rimettersi in gioco e cominciare una nuova vita. Infatti negli ultimi due anni piu’ della meta’ della popolazione italo-pakistana, e non solo, ha deciso di trasferirsi in Inghilterra per avere una vita migliore. Adattarsi alla vita britannica è piuttosto semplice grazie alla sua popolazione tollerante e aperta di mente, nonché grazie alla sua lingua, l’inglese, semplice da padroneggiare. Un’altra cosa alla quale bisogna adattarsi, e che non e’ per niente facile, e’ sicuramente il meteo. È facile abituarsi ad uscire di casa con un bellissimo sole, aspettare l’autobus durante una tempesta autunnale e passare attraverso un acquazzone invernale, prima di godersi un pomeriggio primaverile. Sono eventi quotidiani in un Paese con il clima più variabile del mondo.  Personalmente parlando, io che provengo dall’Italia, all’inizio ho avuto qualche difficolta’ ad integrarmi nella citta’ di Bradford ma penso che sia difficile per chiunque adattarsi in un posto nuovo. Un luogo dove, come detto prima, ci sono quattro stagioni in un giorno o dove, invece di incontrare inglesi o scozzesi, incontri un’intera comunita’ di musulmani provenienti dall’Italia, Pakistan, Bangladesh, etc...Nonostante il fatto che in Gran Bretagna vivono più di tre milioni di musulmani, le comunità islamiche non sono comunque distribuite uniformemente in tutto il paese. Quasi la metà dei musulmani che si trovano in Gran Bretagna vive a Londra e nei suoi dintorni. Nelle West Midlands, nello Yorkshire e nella zona intorno a Manchester vivono circa i due terzi della restante metà della popolazione musulmana. Per quello che riguarda le West Midlands, i tre quarti della comunità pakistana e bengalese vive nella città di Birmingham, ossia l’8 per cento dell’intera popolazione cittadina. Nello Yorkshire, invece, la maggior parte delle comunità musulmane si trova nella città di Bradford. Anche la distribuzione etnica è abbastanza irregolare. I turco-ciprioti vivono quasi esclusivamente nelle zone a nord e a sud-est di Londra, mentre la maggior parte delle comunità bengalesi si sono stanziate nella parte orientale della città a Oldham e a Bradford. Londra ospita anche un numero significativo di arabi e iraniani, con l’eccezione degli yemeniti i quali possono contare su numerose comunità a Cardiff, Liverpool e Birmingham. Al di fuori di Londra, l’unica grande concentrazione di indiani si registra nelle West Midlands. I pakistani, al contrario, sono stanziati un po’ dovunque. La tendenza a stanziarsi in determinate aree si può spiegare con il fatto che originariamente tali gruppi scelsero quelle zone poiché le possibilità di lavoro erano maggiori. Allo stesso tempo, i rapporti di parentela e di amicizia e il processo della catena migratoria hanno contribuito a favorire queste concentrazioni di popolazioni musulmane. Ovviamente essi si imbattono in tutti quei problemi tipici delle grandi città: alto tasso di disoccupazione, cattive residenze, insufficiente grado di scolarizzazione e via dicendo.

LUOGHI DI CULTO-In tutta la Gran Bretagna esistono massiccio numero di moschee; la maggior parte di esse, però, è costituito da qualche stanza e niente di più. Questi piccoli luoghi di culto nacquero soprattutto dopo l’arrivo della prima ondata di immigrati. Vediamo in dettaglio come sono costruite. Sono ricavate da alcune stanze di case private e riflettono una certa omogeneità etnica e teologica. In ogni quartiere in cui risiedono famiglie musulmane esistono diverse moschee e, a volte, in una stessa strada se ne trovano più di una. Capita spesso che comunità di diverse origini geografiche vivano nello stesso quartiere e quindi ogni gruppo istituisce un proprio luogo di preghiera. Questo tipo di moschea è molto comune e gioca un ruolo simile a quello della moschea nel loro paese d’origine, ossia funge da luogo per la preghiera e da piccola scuola coranica (madrasa). Esistono poi le "nuove" moschee che accolgono al proprio interno le associazioni islamiche. Questo tipo di edificio ha il ruolo di intermediazione tra le famiglie e le istituzioni del paese ospitante. Tali moschee si occupano delle relazioni con la società britannica attraverso varie iniziative: spesso, ad esempio, vengono invitati gli insegnanti e gli studenti delle scuole a partecipare alle funzioni della moschea oppure vengono invitati i preti delle vicine chiese a partecipare a dei dibattiti teologici. La prima moschea fu costruita nel 1890 a Worthing, nel Surrey. A Birmingham, ad esempio, è stato stimato che esistono oltre 50 moschee, ma la maggior parte sono ricavate da vecchi edifici dismessi. E’ chiaro che le attività religiose che si svolgono all’interno di questi edifici religiosi provvedono allo sviluppo della consapevolezza religiosa dei loro membri e, in più, rafforzano nei musulmani la loro concezione di comunità. Le moschee non sono usate soltanto come luogo di culto, ma anche come scuole per l’insegnamento del Corano e delle diverse lingue madri, come centri culturali e di assistenza sociale. Vengono utilizzate sempre più come luoghi di incontro sociale e comunitario. Inoltre molte moschee hanno al loro interno anche un obitorio e si occupano delle funzioni funebri. A questo proposito va fatto un breve cenno riguardo il problema dei cimiteri islamici. Così come in gran parte dei paesi europei, anche in Gran Bretagna, le famiglie musulmane, per molto tempo, preferirono seppellire i corpi dei loro familiari morti nei loro paesi di origine. Ovviamente questa consuetudine è andata scemando nel corso degli anni e adesso anche i musulmani vengono seppelliti nei cimiteri britannici. In molte città che contano una grande popolazione musulmana, sono stati costruiti cimiteri appositamente per i musulmani. Comunque permangono dei problemi circa il desiderio di seppellire il defunto secondo il rito musulmano, ossia entro le ventiquattro ore dalla morte e utilizzando un sudario in luogo di una bara.

 

COSA CAMBIA DOPO IL BREXIT-Dopo la vittoria di Boris Johnson alle elezioni del 12 dicembre, il Regno Unito uscirà ufficialmente dall'Unione europea il 31 gennaio 2020 alle ore 24. Ecco la domanda che si fanno in molti: come si entrerà in UK? Quali documenti serviranno? Sarà ancora semplice passare un weekend a Londra? Con la Brexit cambieranno alcune cose, certo. Ma non dal 31 gennaio 2020, bensì da gennaio 2021, quando sarà terminato il periodo di transizione. In cosa consiste questo periodo? Il periodo di transizione darà ad amministrazioni, imprese e cittadini il tempo di adeguarsi e l'Ue e il Regno Unito avranno il tempo di negoziare le relazioni future. Quindi andare in Inghilterra non sara’ impossibile, ma servirà solo qualche passaggio burocratico in più.  

IL VISTO E IL PASSAPORTO-Dal 1° febbraio 2020 il Regno Unito non farà più parte dell'area di libera circolazione di persone e merci ma per tutto il 2020 la carta di identità varrà ancora. Dal 1° gennaio 2021, invece, per entrare nel Paese, a qualsiasi titolo, occorrerà avere un passaporto. La prima vera modifica riguarderà il visto. Prima delle elezioni, i conservatori hanno presentato un piano per l'immigrazione molto dettagliato. E adesso lo applicheranno. I turisti che arriveranno in UK da Paesi Ue, quindi anche dall'Italia, dovranno essere muniti di visto elettronico, da conseguire almeno tre giorni prima della partenza per la Gran Bretagna. Per ottenerlo sarà necessario seguire una procedura online molto simile a quella che attualmente è in vigore per ottenere l'ESTA (Electronic System for Travel Authorization) che consente l'ingresso negli Stati Uniti con l’ausilio del passaporto biometrico. Il visto statunitense costa 14 dollari, mentre il costo del futuro visto per il Regno Unito non è ancora chiaro. Visto alla mano, un turista che sarà registrato in entrata del Paese potrà fermarsi, magari a Londra, per un massimo di 3 mesi, scaduti i quali dovrà far ritorno nel suo Paese di origine. Per rimanere in Gran Bretagna oltre i tre mesi, infatti, sarà necessario un permesso di lavoro.

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آخری تازہ کاری بوقت پیر, 13 اپریل 2020 14:45